





Descrizione della lavorazione
Le prime immagini dello stemma araldico rappresentano il rifacimento delle parti mancanti cosi come era in origine.
I tipi di marmo usati sono la ricerca di materiali ormai da cave estinte, la pietra locale e la stessa usata.
Il tipo di lavorazione riguarda il metodo indiretto originale che nasce appunto nel periodo in cui e stato eseguito lo stemma.
Pertanto le immagini si configurano in visione speculare o specchiata cioè al rovescio, per essere poi nella fase del montaggio riportate al dritto.
La relazione finale comprenderà tutte le sequenze dal rifacimento al restauro fino al montaggio.
RELAZIONE FINALE
agli inizi del secolo 1900 il cardinale Camillo Mazzella ordina al maestro Cassio Fabrizio,già noto a Roma da provenienza di generazioni di mosaicisti e poi come collaboratore del grande Gino Severini il proprio stemma cardinalizio.
iL giorno 11 aprile 2010 Don Angelo mi consegna 11 frammenti di quello splendido lavoro in marmi policromi da 0.5 mm strutturati in un sandwich di malte composte da granigliato,pozzolana,cemento e calce per cm 2 e cm 1 di cemento finissimo e sabbia finissima.
Dello stemma non ci sono foto ne disegni,pertanto devo reinterpretare il tutto da una fotografia dello stemma in scultura su pietra.
Seguendo le tracce dei frammenti rimasti ripercorro tutte le proporzioni su carta, ridisegno la parte centrale, da un piede del leone rimasto riprendo dal basso verso l' alto la ricostruzione delle immagini mentre le parole delle scritte in cerchio sono originali e fornite dallo stesso Don Angelo..
Ottenuto per intero il campo da ricostruire ho poi ricercato i marmi; botticino,rosso francia,nero portoro,giallo siena,e le pietre locali che lo stesso Cassio veniva a prendere nella zona di Civitavecchia-Tolfa.
Il metodo usato è quello indiretto che proprio in quel periodo veniva inventato da Giandomenico Facchina e Gino Severini.
Nella fase del montaggio ho usato una tecnica personale che mi ha permesso di mantenere i frammenti originali nella loro integrità fissando la base della malta in una tela di carbonio,mentre il metodo usato in restauro prevede la asportazione della vecchia malta riportando tutto vecchio e nuovo in metodo indiretto.
Infine è stato montato nel suo posto di origine e lavorato a terra in successione prima i frammenti che legati nel fondo dal carbonio sono ora raccolti in 3 grandi e 1 piccolo.
Questo lavoro è visibile nella chiesa di Santa Margherita in Olevano Romano,ROMA.
la mia soddisfazione più grande è di avere restituito una opera di un grande maestro al suo destino,
seppur in parte ricostruita rispettando per quello che ho potuto le caratteristiche originali,rischiando la non riuscita al fine di mantenere tutta la struttura di quei bellissimi frammenti,perchè il mio pensiero possa tra molti anni avere ragione nel sostenere che io non sono nessuno e pertanto il mio lavoro si potrà sostituire con uno migliore che troverà spazzando via tutte le mie tessere quello che era di Cassio Fabrizio.
Ringrazio tutti quelli che hanno assistito alle riprese video da quasi tutti gli stati del mondo,quelli che hanno partecipato con i loro consigli,i visitatori che hanno seguito le immagini,Cinzia Carletti per aver collaborato alle ricostruzioni dei disegni,Mario Veroli per la fornitura dei marmi da cave estinte.
Ermanno Ghiurghi,romano